Autostima e fiducia in sé del bambino: I 4 errori più comuni

Nel gergo quotidiano i termini autostima e fiducia in sé stessi vengono spesso utilizzati come fossero sinonimi. In realtà l’autostima, come lo stesso etimo ci suggerisce, si riferisce alla considerazione generale che un individuo ha di sé; mentre la fiducia riguarda le nostre capacità, la consapevolezza in merito a ciò che sappiamo fare bene. In...
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Nel gergo quotidiano i termini autostima e fiducia in sé stessi vengono spesso utilizzati come fossero sinonimi. In realtà l’autostima, come lo stesso etimo ci suggerisce, si riferisce alla considerazione generale che un individuo ha di sé; mentre la fiducia riguarda le nostre capacità, la consapevolezza in merito a ciò che sappiamo fare bene.

In altre parole, l’autostima è una qualità esistenziale; chi ne ha una buona dose sente di avere valore per il semplice fatto di esistere. La fiducia in sé stessi è invece una qualità più circoscritta, che fa riferimento a quanto ci riteniamo validi e capaci in determinati contesti. Chi ha una buona autostima generalmente non ha problemi di fiducia in sé, tuttavia non si può affermare il contrario. Non è infrequente incontrare persone che, a fronte di una buona dose di fiducia in sé stessi, giacché sono molto competenti nel proprio ambito lavorativo per esempio, soffrano contemporaneamente di un’intima e profonda mancanza di autostima. Questa può manifestarsi in molti modi che vanno dal continuo timore di sbagliare, all’idea di non meritare i propri successi, dalla paura di essere un fallimento, al senso di colpa, dai disturbi digestivi fino all’uso di sostanze.

Come si intuisce da questa sintetica introduzione e come l’esperienza di ciascuno di noi insegna, autostima e fiducia in sé sono componenti fondamentali della personalità di un individuo e influiscono grandemente sulle sue scelte e sulla sua qualità di vita.

Cosa possono fare dunque i genitori per aiutare i propri figli a sviluppare una buona autostima e una buona fiducia in sé stessi?

Come ci spiega Jesper Juul nel suo “Il bambino è competente”, per sviluppare una solida autostima il bambino ha bisogno di fare ripetutamente due esperienze fondamentali: essere visto e riconosciuto per ciò che è; essere amato incondizionatamente. La maggior parte dei genitori ama profondamente i propri bambini e può trovare scontate queste due indicazioni, tuttavia, nel declinarle nella pratica, è facile incorrere in alcuni errori che minano l’autostima dei bambini.

Vediamo insieme quali sono gli errori più comuni e quali le strategie più efficaci.

I 4 errori più comuni che commettono i genitori

1- Esclamare, più o meno autenticamente, “Bravo!” ogni qualvolta il bambino attiri la nostra attenzione facendo qualcosa.

Quando un bambino ci mostra compiaciuto un disegno, quando ci grida eccitato dall’altalena “Mamma, guarda!”, ci sta chiedendo sì di guardarlo, ma soprattutto di rispecchiare la sua esperienza. Rispondendo quasi in automatico con un generico “bravo” non forniamo alcun rispecchiamento e inoltre spostiamo il focus dall’esperienza alla performance.

Rispecchiare comporta prendersi il tempo di osservare veramente il bambino e rimandargli ciò che vediamo, ad esempio nel caso del disegno potremmo dire: “Quanti bei colori che hai utilizzato!”, “Vedo che ti sei impegnato tanto!”. Nel caso dell’altalena invece: “Ti stai divertendo molto!”, “Oh! Come vai in alto!”

2 – Correggere il bambino usando delle “etichette”.

Quando un bambino combina un pasticcio, quando si rifiuta di fare qualcosa che gli abbiamo chiesto o al contrario compie una azione che consideriamo scorretta è fondamentale, e anche più efficace, tenere il focus sul comportamento. Può sembrare solo una questione di forma, ma c’è una differenza sostanziale fra dire ad un bambino che non riordina i suoi giochi: “È meglio mettere via un po’ di giochi prima di tirarne fuori altri, in modo che ci sia più spazio per giocare!” oppure “Non hai ancora messo a posto? Sei il solito disordinato!”. Nel primo caso il genitore mantiene l’attenzione sua e del figlio sul comportamento, in questo modo non inficia la considerazione che il bambino ha di sé e inoltre, fornendo una spiegazione logica e comprensibile, ha più probabilità di raggiungere il suo obiettivo. Nel secondo caso il bambino “diventa” il comportamento che si vorrebbe estinguere. Di fronte a questo genere di rimproveri i bambini piccoli vanno in confusione, quelli più grandicelli si sentono giudicati, entrambi possono arrabbiarsi, mortificarsi e a lungo andare “fare muro”, cioè non ascoltare più il genitore.

3 – Interrompere la comunicazione/relazione quando ci si arrabbia con il bambino.

A volte, il genitore per la collera, la frustrazione o l’esasperazione lascia, più o meno consapevolmente, il bambino a sbrigarsela da solo. Mandare un bambino che ha commesso un errore a “riflettere” in camera sua, smettere di parlargli finché non cambia atteggiamento o chiede scusa, ignorarlo durante una crisi di pianto o una lagna sono azioni non solo diseducative ma veri attacchi alla relazione genitore-figlio. Il messaggio implicito che arriva al bambino è che il genitore c’è finché ci si comporta in un certo modo, al contrario si viene lasciati soli in balìa delle proprie emozioni. Che si è amati solo quando si è bravi, in altre parole si è degni d’amore solo quando si compiace il genitore. È fondamentale per l’autostima del piccolo, che egli senta di essere amato incondizionatamente, anche e soprattutto quando sbaglia provocando la rabbia del genitore, perché è proprio in quel momento che è più fragile.

4 – Confondere autostima e fiducia in sé.

Quando i genitori si rendono conto che il proprio figlio ha una scarsa autostima, anche a causa della confusione semantica e concettuale cui ho accennato nell’introduzione, tendono a mettere in atto strategie volte in realtà ad aumentare la fiducia in sé del bambino. Una proposta, molto spesso incoraggiata anche dagli educatori, è quella di iscrivere il bambino ad uno sport o ad un’attività per cui dimostra una predisposizione o una curiosità particolare. In questo modo ha la possibilità di apprendere qualcosa di nuovo e farne esperienza, ha modo di scoprirsi in grado di riuscire bene in qualcosa e in alcuni casi può anche fare esperienza della competizione all’interno di un contesto protetto. Questo può andar bene per alcuni bambini e certamente aumentare la fiducia in sé porta dei benefici a livello psicologico e relazionale. Tuttavia se i genitori e gli educatori non mettono in discussione il loro modo di relazionarsi con il bambino, prestando maggiore attenzione alla tutela della sua integrità e della considerazione di sé, questo tipo di intervento, ammesso che vada a buon esito, può solo fornire un temporaneo puntello ad un’autostima che resterà vacillante.

Come aiutare dunque i bambini a costruire e mantenere una buona autostima?

Strategia 1

Osservare i bambini e riconoscerli per ciò che sono veramente, con le loro qualità, la loro indole; rispecchiare le loro emozioni e i loro stati interni, così che col tempo possano imparare a farlo da soli e non dipendere da un giudizio esterno per orientarsi nella vita.

Strategia 2

Amarli a prescindere dal loro comportamento e dalle emozioni che esso suscita in noi. Amarli come loro ci amano, senza misura e senza condizioni. Fare in modo che lo sentano.

Strategia 3

Far sì che anche loro possano donarci qualcosa e soprattutto, che ne siano consapevoli: “L’autostima dei bambini si fonda sul grado in cui loro recepiscono di essere un valore per la nostra vita” (Jesper Juul, 1995). I figli richiedono un grandissimo impegno, ma ci trasmettono anche moltissime cose: donano gioia, amore, ci pongono di fronte a grandi e piccole sfide, ci spingono a superare i nostri limiti, a migliorarci. Come genitori siamo sempre preoccupati di dare loro abbastanza, mentre per la loro autostima è importante che sentano di poter loro dare qualcosa a noi. Lasciamoglielo fare senza sensi di colpa e diciamoglielo che hanno valore, che la nostra vita è migliore da quando ci sono loro, che è bello essere i loro genitori.

Strategia 4

Lavorare su noi stessi e sulla nostra autostima. Poiché nell’educare nulla ha più valore dell’esempio, è importante che gli stessi genitori lavorino sulla propria autostima, così che possano essere un buon riferimento per i bambini.

Come aiutare i bambini a costruire e mantenere la fiducia in sé?

Mettere il bambino in condizioni di sperimentare.

Proporre contesti di gioco/apprendimento diversi e lasciare che il bambino sperimenti, partecipando senza appesantirlo con le nostre aspettative, tenendo il focus sul processo e non sul risultato finale. Dargli dei feedback così che col tempo aumenti la sua autoconsapevolezza.

Più occasioni libere gli mettiamo a disposizione più è probabile che lui manifesti le sue qualità e sperimenti i suoi limiti.

Riconoscere le sue attitudini e inclinazioni o eventuali talenti.

Osservare il bambino nelle sue occupazioni e rimandargli ciò che vediamo, senza esprimere giudizi di valore. Riconoscere le sue inclinazioni e proporgli esperienze in linea con le sue attitudini.

Sostenerlo e incoraggiarlo sia quando raggiunge i suoi obiettivi sia quando fallisce.

Incoraggiare non è sinonimo di lodare. Con la lode il genitore esprime un apprezzamento su un risultato, incoraggiare invece significa gioire con lui dei suoi progressi, riconoscergli l’impegno, entusiasmarsi per i suoi successi, aiutarlo a riconoscere i suoi limiti senza drammatizzare.

Queste sono funzioni fondamentali del genitore che col tempo il bambino farà sue e che saranno alla base del suo senso di fiducia in sé.

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