Mindfulness: cosa è e cosa non è

La mindfulness è la pratica del prestare attenzione. Significa essere consapevoli e pienamente presenti in ciò che sta accadendo in questo momento. E’ l’attitudine a rivolgersi in modo non giudicante alla natura delle cose, siano esse esperienze interiori come ad esempio i nostri pensieri o emozioni, siano essi oggetti o fenomeni osservabili nel mondo esterno...
Silvia Onorati, mindfulness

La mindfulness è la pratica del prestare attenzione. Significa essere consapevoli e pienamente presenti in ciò che sta accadendo in questo momento. E’ l’attitudine a rivolgersi in modo non giudicante alla natura delle cose, siano esse esperienze interiori come ad esempio i nostri pensieri o emozioni, siano essi oggetti o fenomeni osservabili nel mondo esterno a noi.

La mindfulness affonda le sue radici nelle pratiche medidative Bbuddhiste, traendo le sue origini dalle Quattro Nobili Verità e dall’Ottuplice Sentiero.

Secondo la tradizione spirituale buddhista esistono 4 Nobili Verità:

  1. La sofferenza fa parte della natura e dell’esistenza umana.
  2. L’origine della sofferenza è data dall’attaccamento, dall’avversione, dalla visione errata.
  3. La cessazione della sofferenza è possibile e coincide con il cessare del desiderio.
  4. Il percorso per la cessazione della sofferenza esiste ed è l’Ottuplice Sentiero.

L’Ottuplice Sentiero è spesso rappresentato graficamente come una ruota con otto raggi (la ruota del Dharma), a simboleggiare che questi otto aspetti non sono passi sequenziali da compiere uno dopo l’altro, ma elementi da sviluppare simultaneamente.

Si divide generalmente in tre “addestramenti” superiori: Saggezza, Etica e Concentrazione.

Il Gruppo della Saggezza 

Serve a vedere la realtà per ciò che è, eliminando le illusioni.

  1. Retta Visione: comprendere le Quattro Nobili Verità e la legge del karma. Significa capire che le nostre azioni hanno conseguenze e che tutto è impermanente.
  2. Retta Intenzione: è l’impegno a coltivare pensieri di non-attaccamento, amorevole gentilezza e non-violenza.

Il Gruppo dell’Etica 

Si concentra sul comportamento esterno e sul rapporto con gli altri.

  1. Retta Parola: comprende un insieme di precetti quali astenersi dal mentire, dal calunniare, dal parlare duramente o dal pettegolezzo inutile. La parola deve essere veritiera e utile.
  2. Retta Azione: la linea guida deve essere agire in modo non nocivo. Include il non uccidere o ferire, non rubare e non avere una condotta sessuale scorretta.
  3. Retta Sussistenza : guadagnarsi da vivere in modo onesto, attraverso un lavoro che non causi sofferenza ad altri esseri viventi.

Il Gruppo della Disciplina Mentale

Riguarda il controllo e la trasformazione della propria mente.

  1. Retto Sforzo: si riferisce all’impegno necessario ad impedire il sorgere di stati mentali negativi e a promuovere e mantenere quelli positivi.
  2. Retta Presenza Mentale: è la capacità di essere pienamente consapevoli del momento presente, del corpo, delle sensazioni e dei pensieri, senza giudicarli.
  3. Retta Concentrazione: si riferisce alla pratica della meditazione profonda che porta a uno stato di calma e unificazione mentale.

La mindfulness deriva direttamente dal concetto di Retta Presenza Mentale ed è stata portata in occidente grazie al lavoro di Thich Nhat Hanh, monaco buddhista zen vietnamita nato nel 1926 che è stato il primo ad integrare le tecniche meditative orientali con la vita delle persone comuni. Egli ha raccolto nella “disciplina essenziale” un insieme di pratiche per aumentare la consapevolezza adatte anche ai laici.

Negli anni ‘70 Jon Kabat-Zinn, ricercatore biologo dell’Università del Massachussets, ha ridefinito la mindfulness in modo laico e semplice rendendola accessibile agli occidentali e facendone emergere il valore scientifico per il quale è stata poi introdotta in ambito terapeutico con i protocolli MBSR-Mindfulness-Based Stress Reduction-

Secondo Jon Kabat-Zinn la mindfulness non è una qualità straordinaria, ma ordinaria, naturale, universale e immediatamente disponibile per tutti.

Significa prestare attenzione in modo specifico: con intenzionalità, nel momento presente e senza giudizio. Non è una tecnica ma una attitudine alla vita.

Cosa non è la mindfulness

Non è svuotare la mente: ogni tentativo di diminuire i pensieri è una lotta contro la mente che non fa che aumentare lo stress. La mindfulness piuttosto ci aiuta a prendere consapevolezza dei nostri pensieri, ad osservarli senza giudizio e a riconoscere che noi non siamo i nostri pensieri.

Non è un metodo per rilassarsi: ci porta ad osservare e ad accettare la nostra condizione attuale, sia che siamo calmi, tesi, arrabbiati o agitati.

Non è un metodo per evitare esperienze spiacevoli. Il dolore è inevitabile, la sofferenza invece dipende molto dal modo in cui ci si rapporta all’esperienza negativa. In un certo senso la pratica ci aiuta ad aumentare la nostra capacità di vivere il dolore e di passarci attraverso. Quando ci esercitiamo a reagire al dolore con l’accettazione, la nostra sofferenza diminuisce sensibilmente.

Non è diventare impassibili. La pratica non consente di rimanere sempre calmi e impassibili al contrario ci consente di attraversare il fiume delle emozioni senza evitarle o rimanerne sommersi.

Non è la ricerca della beatitudine. Gli stati emozionali vanno e vengono, non dobbiamo cercare di fermarli, o rimanere aggrappati ai momenti belli e rifiutare quelli spiacevoli. E’ possibile comunque raggiungere degli stati di “beatitudine” durante alcune pratiche formali.

Non è convertirsi a una nuova religione. Per praticare la mindfulness non è necessario essere buddhisti o condividerne la sua origine spirituale.

Non è autoindulgenza. La mindfulness porta a guardare sé stessi per ciò che si è, ad accettarsi pienamente. Contrariamente a quanto si possa pensare questa accettazione non significa autoindulgenza o rassegnazione, bensì rappresenta il primo passo del cambiamento. Praticando accettiamo noi stessi nella nostra essenza, creiamo un rapporto sicuro con noi stessi che è la base del cambiamento.

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